Verso l’Estonia – Giorno 0 (L’Ansia)

6 Luglio 2017 – Diario di viaggio (Giorno 0) 

È tutto pronto.
L’abominevole presenza della valigia è ancora sul pavimento, ogni tanto la guardo e spero si sia preparata da sola, che abbia recuperato gli oggetti mancanti e si sia trasformata in un’
àncora e non in un ancòra. Anzi, l’ àncora no, che tra cinque chili oltrepasso il limite di peso massimo e poi resto nel limbo dei viaggiatori che non sanno separarsi dalle loro cose. Ancòra no.
Allora, sto solo sette giorni:
dieci paia di calzini, dieci di mutande, tre collant, tre magliette a maniche corte, tre lunghe, due vestiti, due maglioni chiusi, due maglioni aperti, un jeans, un pantalone corto, una gonna corta, tre paia di scarpe. Potrei restare lì per sei mesi, adesso, ma tanto non riesco ad eliminare nemmeno le quattro collane che mi sono portata, il potpourri per profumare la valigia, il cavalletto di riserva per la macchina fotografica. Ho bisogno di questo viaggio per alleggerire l’anima, ma le spalle non so come torneranno. Se torneranno. Ma quand’è che ho ricominciato a voler controllare tutto?

La valigia è ancora lì, comunque. Ancora aperta. Ancora strapiena. Io devo uscire e vorrei avere un’altra settimana per finirla, ma domani parto e il maglione pesante non riuscirò comunque a farcelo entrare. Neanche gli stivali da pioggia, che poi erano i più importanti. Neanche il bagnoschiuma. I biglietti aerei forse sì.

Domani parto per Tallinn, il primo viaggio da sola, il primo viaggio per cui abbia provato un tale entusiasmo – dentro di me sono partita da tre mesi ed è così bello, lì, che ho quasi paura di vederlo davvero. Ho prediletto l’Estonia più che Tallinn – che è stata una città collaterale – perché un giorno di due anni fa l’ho solennemente scelta come il posto in cui avrebbero vissuto i personaggi di una mia storia. E adesso loro sono lì da due anni, fermi e interrogativi – in un racconto mai finito, come da tradizione – ed io voglio andare a cercarli. Voglio andare a cercarmi, oltre i boschi che ho solo immaginato. Oltre il lago in cui mi sono bagnata decine di volte ma che non ho mai toccato. Oltre la paura di aver di nuovo dato la vita senza il coraggio di darle un senso o una conclusione – vado lì in viaggio, e come ci si aspetta in ogni viaggio, dovrò tornare e spero di farlo portando con me il senso di aver vissuto quei posti così a lungo e di averne fatto la casa per il mio spirito.
Sono già lì che mi aspetto, e nel frattempo prego che la valigia non si perda nei cieli internazionali e arrivi tutta intera a destinazione. Che se no mi scatta il Cesare Pavese.Verso l'estonia 

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